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I ricordi del Signor Calendula - Happy Hour

Happy Hour
Io mi reputo una persona gentile, educata e soprattutto, buona. Può suscitare ilarità sentire queste parole da me e lo comprendo: non è facile per la gente comune vedere oltre le apparenze. 
Ho vissuto la mia vita in punta di piedi, per non recare fastidio a nessuno, ciononostante ho subito il disprezzo, l’arroganza e la prepotenza di persone cattive e si sa, la pazienza non è infinita. 

Con il tempo ho iniziato a chiamare queste persone “i malvagi celati”: questi individui intrinsecamente cattivi rimangono nascosti in bella vista fra le persone normali; la loro intera vita è votata alla sofferenza altrui.
Loro sono i veri mostri, non io. Loro provocano umiliazione, tristezza e paura nelle brave persone, non io. Io mi limito a punire gli empi quando esaurisco la pazienza: con le loro azioni e le loro parole essi mi implorano di farlo e io, come un buon padre che resiste ai capricci dei figli più a lungo possibile, a un certo punto non vedo altra possibilità che accontentarli. 

M…

I ricordi del Signor Calendula - "La mia prima volta"

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Da quanto tempo sono qui?
I giorni sono tutti uguali, una noia mortale, le medicine mi stordiscono, mi fanno perdere la nozione del tempo.
Quanto è passato da quando Arturo Calendula è stato etichettato come un individuo disturbato, imprevedibile ed estremamente pericoloso?

Che aggettivi bizzarri poi, da associare al mio nome: pensarci mi fa sorridere, ed è un bene; non sorrido molto qui dentro.
Non perché sia un brutto posto, anzi devo ammettere di sentirmi piuttosto a mio agio: non lo avrei mai immaginato tempo fa, quando ero una persona comune fra le persone normali, ma una casa di cura per malati mentali pericolosi al giorno d'oggi è un posto favoloso, se paragonato ai cari vecchi manicomi di una volta.

Ho persino un gatto, un randagio che mi viene a trovare ogni giorno dopo pranzo, quando mi permettono di fumare la mia sigaretta nel cortile posteriore. Il muro di cinta è solido, alto.. e di nessun impiccio per il mio piccolo amico.
Non gli ho ancora dato un nome, non so se l…

Luce Rossa (seconda parte)

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LUCE ROSSA
(Seconda parte)

<Amo la domenica mattina! È un frammento di paradiso: è la pace che ci meritiamo noi poveri diavoli dopo un infernale settimana di lavoro>. 

Fu il primo pensiero di Sofia, giovane e bella ragazza,  al risveglio dopo un sonno senza sogni, lungo e soddisfacente.
Aprì un occhio alla volta, si massaggiò il viso e sbadigliò forte; allungò il braccio verso l'altra metà del letto: era sola. Nessuna traccia dell'uomo con cui la notte prima aveva passato un oretta e mezza bollente e altre nove piuttosto tiepide. 

Erano quasi le dieci, aspettò ancora qualche istante, il tempo necessario per farsi coraggio a lasciare quel caldo e confortevole giaciglio e si alzò, vestita solo di una maglietta  di qualche taglia più grande che usava come pigiama. 

L'autunno ormai si era preso quel che rimaneva di un settembre iniziato all'insegna di un estate che aveva resistito più del dovuto: Sofia rabbrividì, l'aria era un po' fredda anche dentro casa; recuper…

I ricordi del Signor Calendula

Due chiacchere a pranzo

Il cibo è il vero problema di questo posto. 

Ho sempre amato i piatti elaborati, i sapori raffinati, le spezie, le cotture lente e a mio modesto parere, l'attenzione per i dettagli e la pazienza sono qualità che non dovrebbero mai mancare in cucina. 
Ed è proprio la ristorazione la pecca più grande di questo luogo, qui l'arte culinaria si riduce a esser solo uno svogliato servizio di mensa di infimo livello, con piatti banali e sapori scialbi.  Una vera tortura. 
Ciononostante non posso proprio lamentarmi; per me è già una fortuna poter vivere rinchiuso qui e non in un carcere di massima sicurezza: non sono mai stato un vero detenuto, non so se la vita da galeotto sia realmente come si vede nei film o se i vari cliché da prison movie siano solo fantasie e luoghi comuni; quello che so è che un giorno, un mercoledì credo, qualcuno mi ha dichiarato mentalmente instabile, matto.. un pazzo furioso, insomma; e poco tempo dopo mi hanno spedito qui, in questa spe…

Il Signor Calendula e io - Prefazione

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Cari amici,

Ieri sono andato a trovare il Signor Calendula.

Il medico che lo segue era contento, mi ha accolto con un sorriso, una stretta di mano e parole incoraggianti sul mio ospite: -da qualche giorno è più sereno.. bla bla.. abbiamo abbassato la sedazione.. bla bla.. nutro un discreto ottimismo.. bla bla bla..- non gli ho prestato molta attenzione, non mi interessava farlo.

Io so che questi miglioramenti non sono altro che una bolla di sapone che presto si dissolverà. Peggiorerà di nuovo.

Arturo Calendula ha troppo rancore nel cuore, ha odiato così tanto nella sua vita, ha accumulato così tante emozioni negative: non cambierà, i farmaci non possono cancellare ciò che la cattiveria umana ha alimentato dentro di lui per anni, per tutta la sua vita.

Sia ben inteso, io non giustifico quello che ha fatto, non lo difendo ma riesco a comprenderlo: lo capisco perché so decifrare il suo cuore nero.

Odio ammetterlo, ma i suoi racconti mi affascinano.

Ed è per questo che ogni venerdì vado …

Luce Rossa (Parte 1)

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Luce Rossa (prima parte) 


<Ci sono certezze nella vita: il traffico, le bollette, il lunedì.. Tutto il resto è solo un sogno>. Questo pensava malinconicamente Lorenzo, fermo al semaforo. Erano le quattro e trentasette della mattina. La luce era rossa , la strada deserta. Il tergicristallo scorreva piano sul parabrezza, la nebbia rendeva il paesaggio quasi mistico, pioveva appena. Era stato un settembre parecchio caldo fino a qualche giorno prima, e poi in un attimo ecco l'autunno: grigio, umido, freddo, cupo.
Lorenzo quella mattina era uscito presto, molto prima del solito. Alle quattro era già in auto con la moglie Sofia seduta al suo fianco, pronti alla partenza; alle quattro e trentacinque circa fermò la sua Ford grigia al semaforo che regolava il senso unico alternato sul ponte, che portava fuori città, oltre il fiume.
La luce rossa, la nebbia leggera, la pioggia, il silenzio -Sembra di stare su Marte- disse Lorenzo, rivolgendosi tanto alla sua bella, quanto a sé stesso. Sof…

I ricordi del Signor Calendula

IL BULLO


Un autocontrollo invidiabile, una pazienza fuori dal comune. Ne sono consapevole, il mio non è un pregio, il mio è un difetto, grande, pesante.

Un difetto altamente penalizzante.

Me ne sto qui seduto e mi perdo nei ricordi; mi torna in mente quella volta, in seconda liceo, quando quel ragazzotto mi mise alla prova: se ne stava lì a fare il bullo, quel corpulento. Oscillava la sigaretta accesa dritta davanti ai miei occhi e rideva, ammiccava al suo socio, sicuro che non ci sarebbe stata reazione.

Era quel breve lasso di tempo che separa una materia dalla successiva, regno senza legge.. I ragazzi ne approfittavano per fumare una sigaretta sulle scale antincendio del complesso.
Amavo quel momento.
Mi faceva sentire adulto, mi aiutava a sopportare la noia delle lezioni, mi piaceva, non ci avrei rinunciato.

Il ciccione se ne stava lì con la sua sigaretta, puntata sul mio occhio sinistro, come un oculista scrupoloso, e rideva. Se ne stava lì in cima alla rampa di scale, tranquillo, so…